36) Lvi-Strauss. Che cosa  l'antropologia sociale.
Claude Lvi-Strauss (n. 1908), famoso antropologo francese, ha
proposto una lettura della vicenda umana che privilegia la
stabilit delle strutture dello spirito umano. La sua teoria
strutturalista suscit le polemiche pi accese soprattutto da
parte delle correnti storiciste e progressiste che negli anni del
dopoguerra dominavano la cultura europea.
Rifacendosi alla linguistica, ed in particolare alla semiologia di
de Saussure, in questa lettura egli definisce l'antropologia come
quel campo della semiologia, che la linguistica non ha ancora
rivendicato come proprio.
C. Lvi-Strauss, Elogio dell'antropologia, in Razza e storia e
altri studi di antropologia, traduzione italiana di P. Caruso,
Einaudi, Torino, 1967, pagina 56.

 Che cos' dunque l'antropologia sociale?
Nessuno, mi sembra,  stato pi vicino a definirla - bench solo
per preterizione - di Ferdinand de Saussure quando, presentando la
linguistica come una parte di una scienza ancora da nascere, egli
riserva a quest'ultima il nome di semiologia, e le attribuisce,
come oggetto di studio, la vita dei segni in seno alla vita
sociale. Lui stesso, d'altronde, non anticipava forse la nostra
adesione, quando, per l'occasione, paragonava il linguaggio alla
scrittura, all'alfabeto dei sordomuti, ai riti simbolici, alle
formule di cortesia, ai segnali militari eccetera? Nessuno
contester che l'antropologia annoveri, nel proprio campo, almeno
certuni di tali sistemi di segni, ai quali si aggiungono molti
altri: linguaggio mitico, segni orali e gestuali di cui si compone
il rituale, regole di matrimonio, sistemi di parentela, leggi
consuetudinarie, talune modalit degli scambi economici.
Intendiamo quindi l'antropologia come l'occupante in buona fede di
quel campo della semiologia che la linguistica non ha ancora
rivendicato come proprio; e in attesa che, almeno per certi
settori di questo campo, non si costituiscano scienze speciali
all'interno dell'antropologia.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume terzo, pagina 190.
